Ph Filiberto Galli

Mettere in ordine case, strade e città — Michele Valori e la palazzina di Poggio Ameno

di Filiberto Galli

Progettista di questa opera è l’architetto e urbanista Michele Valori. Valori nasce a Bologna nel 1923 da una famiglia di origine fiorentina. Il padre, Aldo, è un affermato giornalista ed è stato capo della redazione romana del Corriere della Sera. Per questo motivo tutta la famiglia si sposterà a Roma nel 1925. Michele è il quartogenito dei coniugi Valori; successivamente la famiglia accoglierà la sorella più piccola Maria Bice Valori, che ricordiamo per il sodalizio professionale con il marito Paolo Panelli.

L’ambiente familiare , frequentato da personalità come Luigi Pirandello, Silvio d’Amico (uno dei più influenti critici e teorici del teatro italiano del Novecento), Mario Missiroli (regista e direttore artistico italiano) , è stato terreno fertile per la crescita dei fratelli Valori. Per Michele, in particolare, la frequentazione dell’atelier romano dello scultore Arnaldo Zocchi – con la presenza di una imponente libreria contenente intere annate di riviste d’arte – ha rappresentato un momento cruciale nella formazione dei propri interessi giovanili.

Michele compie studi classici e si laurea in architettura presso l’università la Sapienza di Roma. Subito dopo la laurea inizia l’attività professionale in un piccolo studio associato.

Valori ha partecipato a diversi concorsi di architettura. A me piace solo ricordare che un’altra palazzina, progettata e realizzata a viale dell’Umanesimo, è stata resa immortale nel film l’Eclisse di Michelangelo Antonioni in una scena “madre” che ha visto protagonista l’attrice Monica Vitti.

Michele Valori affermava che “Il compito dell’architetto è in fondo quello di mettere in ordine case, strade e città”, motto che ha orientato tutta la sua proficua vita professionale e ha saputo tradurre nelle progettazioni sia di piani urbanistiche che di edifici.

Michele aderisce presto all’APAO, l’Associazione per l’architettura organica, fondata da Bruno Zevi. L’architettura organica è un’attività sociale, tecnica e artistica allo stesso tempo, diretta a creare l’ambiente per una nuova civiltà democratica, modellata secondo la scala umana, secondo le necessità spirituali, psicologiche e materiali dell’uomo associato. In queste frasi si riconoscono i risvolti etici, politici e sociali che sono propri delle scelte progettuali di Valori, coerentemente illustrati nei suoi progetti e anche nei suoi scritti teorici.

La professione, svolta con impegno e passione, si è concretizzata nella progettazione e realizzazione di edifici e piani urbanistici in Italia e all’estero.

Nel giugno del 1962 ricevette l’incaricato, insieme ad altri professionisti, di collaborare con gli uffici comunali di Roma nella predisposizione del piano regolatore. Il suo fu un contributo critico al piano, dolorosamente formulato in un suo profetico articolo dal titolo “Fare del proprio peggio”, pubblicato dalla rivista Urbanistica. Michele Valori, infatti, riteneva che a causa dei presupposti con cui il P.R.G. della città veniva allora ideato, Roma, nell’arco di cinquanta/sessanta anni, avrebbe sofferto di sovraffollamento cronico, di carenza di servizi e di obsolescenza del parco immobiliare.

In ambito accademico, dopo aver insegnato a lungo la disciplina urbanistica a Cagliari, Valori vinse nel 1976 la cattedra di urbanistica alla facoltà di architettura di Roma, dove fu direttore dell’istituto di urbanistica. Fu inoltre membro del Consiglio superiore dei Lavori pubblici.

L’intero archivio di Michele Valori, dichiarato di notevole interesse storico, è entrato a far parte delle collezioni di Architettura del MAXXI ed è a disposizione degli studiosi e del pubblico anche nella versione online (scansioni di progetti e documenti). L’archivio è stato donato dai familiari nel 2006. Il MAXXI, nel 2013, ha dedicato all’opera dell’architetto una grande retrospettiva “Michele Valori, abitare le case”.

L’ESPERIENZA PERSONALE

Sono rimasto molto colpito dalle due scale elicoidali gemelle presenti in questa costruzione, realizzate completamente in acciaio con struttura portante costituita dai setti laterali – chiamati cosciali, dello spessore di 2 centimetri, sagomati a caldo nella loro lunghezza corrispondente all’interpiano, successivamente saldati in opera fino al livello di coronamento. Si tratta di una soluzione che costituisce un unicum di quel periodo, di fatto non replicata nell’edilizia residenziale progettata e realizzata negli anni ’60 a Roma.

Vi invito anche a guardare i dettagli di questa scala: il primo, costituito dal parapetto, in particolare dai “verticali” della ringhiera, fissati alla base con saldatura “di testa” e assicurati con ulteriore lamella interna rivettata, al fine di assicurare la massima solidità del manufatto di protezione. Il secondo, rappresentato dalla pedata, realizzata con copertura grecata tale da garantire la funzione di superficie “antisdrucciolevole” nel caso in cui l’acqua piovana, eccedendo la copertura sommitale delle scale, sversasse accidentalmente sui gradini.

In definitiva, la realizzazione di queste palazzine coniuga il concetto di “bella architettura” con quello di “costruzione a servizio dell’uomo” funzionale ad assicurare un ordinato “abitare”, e permette di affermare che la destinazione residenziale merita anch’essa l’attenzione e la valorizzazione che l’architettura, di solito, riserva alle gradi strutture pubbliche (stazioni, musei, teatri, ecc.).